Il ritorno di Cassiopea. Intervista a Tenerezza Fattore

di Andrea Raimondo (Fuori le Mura)

Si è ricostituita in questi giorni a Roma “Cassiopea”, scuola di formazione e centro culturale di ricerca e sperimentazione teatrale. Dal 1997 al 2003 è stata attiva con una sede stabile ad Albano Laziale, abbandonata poi per l’insorgere di problemi di carattere economico, come spesso accade per queste realtà feconde ma mai abbastanza riconosciute e incoraggiate dalla amministrazioni locali. Tenerezza Fattore, direttrice e insegnante di recitazione, ha inserito in questi giorni su You Tube filmato in cui presenta la nuova sede capitolina dell’associazione illustrandone brevemente gli scopi e le finalità. Abbiamo deciso di incontrarla, per farci illustrare meglio un progetto che ci è parso davvero meritevole e interessante.

Tenerezza: Il video è stato un’occasione per definire qual’era la linea che volevamo prendere. Chiaramente scegliendo di mettere o non mettere determinate cose abbiamo fatto una scelta che è più profonda.

Cosa intendi?

T: Intanto abbiamo deciso di rivolgerci non “a tutti” e non per essere snob, ma perché non intendevamo strizzare l’occhio a certi messaggi, alle facile promesse. Non ci interessava pubblicizzare l’offerta standard, le materie che insegniamo, ma piuttosto il nostro approccio nei confronti del teatro, che è quello che vorremmo ci distinguesse come offerta tra le migliaia possibili. Abbiamo quindi cercato di andare a toccare le persone che vogliono veramente crescere, anche umanamente. Non c’è dubbio che non sia una scelta feconda dal punto di vista commerciale, ma a noi non è questo che interessa. Quello che conta per noi non è avere una folla di iscritti…

Su cosa puntate quindi?

T: Preferiamo avere meno persone, ma convinte nell’aver scelto “Cassiopea” tra le migliaia di offerte possibili qui a Roma. D’altronde una scuola di teatro è un investimento, non solo economico, ma anche per la propria vita, fa di te un tipo di attore piuttosto che un altro, quindi conta moltissimo la qualità della via che tu intendi seguire, che ti deve fornire gli strumenti per andare avanti anche nei momenti di difficoltà. Abbiamo cercato volutamente di distaccarci dall’offerta generale e di puntare su cose diverse. Innanzitutto la sperimentazione: i programmi di Cassiopea cambiano ogni anno. E non si pensi che questo significa caos o confusione d’intenti, ma che intendiamo essere in continua evoluzione, come lo è la società. I ragazzi ad esempio cambiano in maniera impressionante in soli due anni: hanno altre storie, altre tragedie, altre necessità. Si trovano immersi in un contesto storico e finanziario completamente diverso di anno in anno. E poi cerchiamo di stare al passo con gli studi e le avanguardie che ci arrivano dall’America, dalla Germania, dalla Francia, da Londra…..persino da Israele.

Da questo punto di vista esiste per voi un’attenzione nei confronti degli stimoli provenienti da un mondo e un cultura “altra” come quella orientale?

T: Assolutamente sì. L’esperienza teatrale non può essere limitante. Lavorare nel campo teatrale ponendosi dei limiti (razziali, culturali, politici, religiosi) è impensabile, visto che noi riteniamo che il teatro è cultura, ancor prima che essere spettacolo. Così come è impensabile tacere che tutto è politica, compresa la responsabilità che si prende l’attore nel momento in cui sale sul palcoscenico. Nel momento in cui si parla ad una folla non ci si può esimere dalla responsabilità che si ha in quel momento.

Direi che questa è una peculiarità fondamentale del vostro modo di fare teatro…

T: Porto un esempio. Quando abbiamo messo in scena “Il violinista sul tetto”, noi non abbiamo soltanto studiato il copione e creato le coreografie, ma ci siamo immersi profondamente nella cultura e nella religione ebraica, l’abbiamo studiata in ogni suo particolare. E questo è valso per tutti, dai più grandi fino ai più piccoli. I bambini e gli adolescenti ad esempio per noi sono molto importanti, perché ci aprono al futuro, oltre che favorire loro per primi lo scambio e il confronto tra generazioni.

I vostri allievi quindi coprono un ampia fascia d’età?

T: Al momento i più piccoli hanno 8 anni, i più grandi intorno ai 50. La tipologia poi è varia. Spesso giungono da noi persone che per tutta la vita hanno fatto i banchieri oppure hanno avuto una vita chiusa, mentre invece covavano dentro di sé tutto un mondo, che non aspettava altro che trovare l’occasione per venire fuori.

Ti è capitato negli anni che persone assolutamente improbabili tirassero fuori sul palco un carisma insospettabile?

T: Altroché, sono stati assolutamente la maggioranza! Io poi parto sempre da un principio: se una persona come dici tu “improbabile” si presenta ad una scuola di teatro come la nostra, vuol dire che c’è qualcosa dentro che la smuove, qualcosa su cui lavorare per valorizzarla.

Nel filmato parli di “possibili teatri futuri” da sviluppare. Che intendi?

T: Al momento lavoriamo per un teatro che superi la barriera delle parole, richiamando nell’allestimento dello spettacolo, nel modo di recitare degli attori, nelle scelte delle musiche, delle immagini, dei costumi, l’inconscio e la sapienza primordiale che è dentro ognuno di noi. Questo avviene grazie e soprattutto al lavoro che noi facciamo sui chakra (sensi spirituali n.d.r.), e che spesso produce delle risposte sconvolgenti anche tra il pubblico che avverte in larga parte sensazioni fisiche comuni o sviluppa la medesima immagine mentale in un determinato momento dello spettacolo.

L’obiettivo è anche quindi quello di “toccare” il pubblico, di sconvolgerlo in qualche modo…

T: ….ma il pubblico è grato se lo tocchi! Vuole essere toccato! Se lo fai in modo gratuito, per polemizzare, allora non va, ma se tu ti stacchi da ciò che ci circonda e vai a recuperare gli archetipi di tutto questo, il senso della politica che è inscrivibile, quello accomuna tutti e il pubblico è quello che vuole. È la stessa funzione che aveva il teatro greco, una dimensione anche e soprattutto religiosa, oggi troppo spesso messa da parte. Noi qui a “Cassiopea” intendiamo rimetterla invece al centro di tutto, perché questo è per noi “fare teatro”.

Per info www.cassiopeateatro.org

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