Un'ottima recensione su Roma C'è (confermata la settimana successiva con la borsa valori di Massimo Palma, sempre sullo stesso settimanale), insieme al fatto di averlo trovato scritto nel foglio appeso alla bacheca di Cassiopea per ottenere ingressi scontati nei teatri romani, mi ha convinto ad andare a vedere questo spettacolo.
E in effetti valeva.
Intanto perché è un testo interessante, scritto da un giovane drammaturgo (e regista, e attore) italiano, rappresentato all'estero prima ancora dell'Italia.
Questo giovane è Fausto Paravidino, classe 1976, premio Ubu come migliore novità italiana nel 2001.
Lo spettacolo è un ritratto iperbolico delle solitudini e incomprensioni di una famiglia, dei silenzi che sostituiscono la parola, si appropiano della tavola, del telefono, degli amori. Una storia narrata da un medico di provincia, il cui mestiere è quello di ascoltare, storie che non riescono ad essere raccontate ad altri, e che lui non può sperare di invertire, di curare, facendosi moderno sciamano di un paese tagliato in due dalla statale. Si limita a registrarle nella sua testa. Stanco di questo, lascerà il tranquillo paese di provincia per ritrovare il senso del suo mestiere in Africa.
Roma c'è lo recenisce così: «Scrittura sincopata, battute che si mordono la coda, dialoghi antipsicologici e spazi del silenzio, tagli cinematografici e flash, back a forward: Fausto Paradivino è il più inglese dei nostri drammaturghi».
Il testo di La malattia della famiglia M è compreso nella raccolta “Teatro”, che raccoglie 6 dei testi di Paravidino ed è stata pubblicata nel 2002 da Ubulibri.
Piccolo Eliseo Patroni Griffi
fino al 13 dicembre 2009
testo e regia di Fausto Paravidino
con Fausto Paravidino, Jacopo-Maria Bicocchi, Iris Fusetti, Emanuela Galliussi, Nicola Pannelli, Paolo Pierobon, Pio Stellaccio.
scene Laura Benzi
costumi Sandra Cardini
produzione Teatro Stabile di Bolzano





