Recensione de "Il contagio", spettacolo ispirato all'ultimo romanzo di Walter Siti, al Nuovo teatro colosseo fino al 13 dicembre

Posted on November 29th, 2009 by Diego Galli and tagged .


E' uno spettacolo che consiglio di andare a vedere. Se non altro per la bravura degli attori, che sono tanti, e tutti davvero bravi. Per allievi di una scuola di teatro è una rara occasione per vedere tanti saggi di bravura attoriale raccolti insieme, oguno con il suo accento, la sua dimensione psicologica, i suoi tic fisici e psicologici, il suo modo di esprimere la "romanità".

E poi perché è uno spettacolo su Roma, una parodia tragica, quasi grottesca, del tipo di società che ci abita. Non ho letto il romanzo, ma lo spettacolo riesce solo in parte in questo intento dichiarato. Forse perché è impossibile oggi fare un ritratto della società soddisfacente, esaustivo, che sappia cogliere nel segno. Mi pare sia il problema contro cui si scontra la drammaturgia contemporanea, un problema politico, l'incapacità di ritrarre i temi dominanti di un'epoca, di saper rappresentare la collettività, le sue emozioni, le sue paure, le sue speranze. E il teatro, senza questa presa, diventa, forse più di qualsiasi altra arte, uno strumento monco, e si riduce spesso a fare il verso alla televisione, unico vero contenitore di tutti e di tutto, proprio perché con il suo potere crea la realtà, senza bisogno di rappresentarla.

Ma torniamo allo spettacolo. La tesi del romanzo è che la borgata sta diventando il paradigma dei nostri valori e comportamenti, l'antropologia dominante. Lo spettacolo inizia con il personaggio del "professore", che rappresenta l'autore del romanzo, Siti, in un interessante gioco di entrata e uscita di scena dell'autore/regista, come voce narrante ma a volte anche come deus ex machina con cui i personaggi interagiscono, che legge dal libro questa frase:

“Le borgate sono il nostro domani, ma il domani non si deciderà in borgata; qui è l’arsenale del futuro ma gli ingegneri abitano nelle acropoli. Questa non è che una sterminata sala d’attesa, una folla brulicante alla fermata delle astronavi”.

Dopo di che partono tanti dialoghi e monologhi, affreschi di personaggi di borgata, veraci ed espressivi come i personaggi pasoliniani da cui Siti trae ispirazione, ma come tipi umani, nelle loro aspirazioni, fallimenti, tristezze, desideri, rappresentanti di una nuova "norma". Il ritratto di una borgata corrotta, o di una borghesia borgatara. La linea di separazione non c'è più. O meglio, è solo e sempre più formale, come nello splendido dialogo tra la borghese "di sinistra" isterica e piena di pregiudizi e il borgataro divenuto palazzinaro arricchito, emerge con un'ironia graffiante e godibilissima.

In questa società divenuta un'immensa borgata, il carcere di Rebibbia, da "istituzione totale" diviene quasi un residuo di una società più umana, dove si festeggia il natale, come ricorda la prostituta che entra e esce dal padiglione femminile, dove si ritrovano gli amici di un tempo, per tirare le file delle storie finite in tragedia degli abitanti degli alloggi popolari di via Vermeer, geografia di una città decadente, primi anni del nuovo millennio.

Colosseo Nuovo Teatro, fino al 13 dicembre
Via Capo d'Africa 29 a
mar./sab. ore 21.00 - dom. ore 17.30
biglietti: € 15,00 - ridotto € 10,00
info: 06-7004932

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